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Due Italie e un solo flop.

Secondo Grillo esistono due Italie: A e B non so se voi vi siete chiesti dove state. E dove stanno i vostri genitori o i vostri fratelli e sorelle. Se siete precari e vivete con l’aiuto della pensione di un genitore ex dipendente pubblico rischiate di essere un ibrido di cittadino B che vive grazie ad un cittadino A che a sua volta avrebbe l’assurda colpa di non volere che la cosa cambi, e cioè che voi abbiate un futuro sicuro come il suo, forse avete un genitore abnorme.

Se poi siete un piccolo imprenditore, quindi uno di quelli che per logica grilliana è di serie B, non azzardatevi a mandare vostro figlio a fare un concorso pubblico magari al Comune per un posto a tempo indeterminato per cittadini di tipo A o iscriverlo alla facoltà di scienza della comunicazione sia mai vi diventasse un giornalista, anche voi rischiate di diventare un genitore abnorme.

E ancora se siete un lavoratore autonomo di tipo B non sposate mai un dipendente pubblico di tipo A, magari lui potrebbe maturare l’insana voglia di un lavoro a tempo indeterminato e una casa e una famiglia e una vita agiata e una carriera. Rischierebbe di voler mantenere lo status quo in cui si trova e darvi una vita tranquilla e felice. Difendete la vostra precarietà.

Povera Italia se si pensasse che c’è una Italia che odia un altra Italia, che vota i partiti classici solo perchè è incapace di voler bene all’altra parte. Che è così matrigna che non vuole che i propri figli o parenti in genere abbiano qualcosa di più di ciò che possiede.

L’Italia è altra cosa è un mix che si regge perchè c’è chi con la pensione statale mantiene chi non ha, chi lavora in maniera precaria ma non odia chi ha perchè pensa che sia giusto il ruolo che l’altra persona ha ottenuto. Non si parla di grandi redditi o posizioni di rendita che non hanno merito, ma della vita di tutti i giorni.

Se l’Italia A lottasse contro quella B alimenteremo solo l’emergenza sociale, invece perchè non parliamo di redistribuzione del reddito di aiuto all’indigenza. Invece di dare la colpa dei proprio fallimenti agli altri perchè non si pensa ai propri e alla stasi assurda che ha creato il no assoluto e il discutere del proprio portafoglio e di quanto ci dovesse entrare dentro.

Chi guarda all’altro con invidia sociale non fa un buon lavoro a se stesso se non utilizza questa per spronare la propria crescita. Il voler migliorare la propria vita partendo da dei modelli, anche politici, che più si confanno alle nostre idee, è l’anima del confronto sociale e della crescita.

Perchè devo odiare mio padre perchè ha una pensione fissa e ha una casa di proprietà e si sente al sicuro se vota ciò che conosce e invece esaltare uno che mi propone la distruzione di tutto senza soluzione di sorta. Forse è questo che si sono chiesti in molti a sentir parlare di due Italie. Oppure molti hanno anche detto siete arrivati là dove vi abbiamo portato con i nostri voti ma non avete fatto niente per dimostrarvi capaci della fiducia data. Di questi tempi di magra anche le possibilità a disposizione sono poche e forse le avete sprecate.

Non date colpe agli italiani che se hanno provato alle politiche non significa abbiano voglia di farlo alle amministrative. Avere per 5 anni qualcuno che si occupa degli affari tuoi, quelli che ti stanno più a cuore, quelli più vicini a te, come i grillini si stanno occupando della cosa pubblica al Parlamento non rincuora mica tanto. Magari uno pensa che il proprio Comune non vada distrutto.

Chissà che sia questa la colpa degli italiani e la causa del flop di Grillo.

Chissà…….

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Una parola non è solo una parola, il suo significato ha un valore e la persona che le pronuncia ne esalta lo stesso.

Le cose hanno un nome che danno loro un significato e nessuno deve avere il coraggio di usarle se non ne conosce lo stesso. Non puoi chiamare un cane se non vuoi che venga a te o urlare il nome di qualcuno se non intendi attirarne la sua attenzione. E così un golpe è un golpe non un “golpino” e se chiami la gente in piazza non puoi pensare che questa vada al mare. E così dopo aver detto o fatto qualcosa non puoi fartela sotto se ti seguono, non è come fare un ruttino al ballo delle debuttanti e poi pensarne di uscirne con un aggraziato pardon.

Grillo ci ha messo il carico da novanta su questa crisi ha rischiato il caos per non aver capito che delle volte è meglio, se non si riesce a stare zitto, scriversi il comunicato rileggerlo e magari valutarne le implicazioni.

È la follia del twitteraggio, il voler comunicare subito e comunque ciò che ci viene anche da uno sforzo privato che accade nel bagno, e là dovrebbe stare. Tutto deve essere alla luce del sole ma non si pensa che così tutto può diventare falso e perdere il valore intrinseco.

E ora risuona il vecchio adagio di “siamo stati fraintesi” che come smentita ha sempre seguito frase porcata.

In questa situazione dove i partiti non sono in grado neanche di nominare uno dei loro stessi appartenenti, che guardano alla società civile come la panacea di tutte le soluzioni, la situazione del PD spicca fra tutte.

Ma il caos del PD non può essersi sprigionato da una autocombustione interna al partito, c’è odore di accelerante, di combustibile e miccia che hanno dato fuoco a un sistema partito che arido come una sterpaglia d’agosto ha preso fuoco ed ora è incenerito.

Il partito democratico è andato a fuoco e come in un incendio incontrollato ancora brucia sotto le ceneri. La resa dei conti vera dovrà per forza avvenire durante il prossimo congresso e allora vedremo chi ha votato chi e perchè, chi desidera il potere e come lo vuole gestire.

Anche perchè la frammentazione della prossima tornata elettorale sarà ancora maggiore di questa, in parte perchè il padre nobile del PDL vorrà fare ancora lui la campagna elettorale, gasato com’è dai successi personali delle ultime elezioni, creando fratture anche tra i suoi che a furia di aspettare il loro turno alle elezioni per i deputati sono diventati senatori.

E in parte perchè le chiamate alle armi da parte di Grillo saranno il fattore dirimente tra chi deciderà che è un quaquaraqua e chi un salvatore della patria.

Ed è qui che la conoscenza e l’uso della semantica avrà il suo valore.

Un nome che non unisce.

Se Bersani pensa che un ex DC con i trascorsi di Marini sia un nome che unisce,il suo discernimento si è ampiamente ridotto o per lo meno ha preso quelle strade solitarie e sconosciute che portano ad alleanze effimere e incomprensibili per chi lo ha votato.

È impensabile che dopo aver abbassato le braghe con il M5S, in un onorabile ma disastrosa sceneggiata volta solo al cosidetto bene comune, il PD faccia una scelta di questo tipo.

Partendo dalla spaventevole candidatura di D’Alema, l’entourage di Bersani ha proposto nomi assurdi e ha bruciato nomi validi per partorire un nome altrettanto bislacco.

La figura di Marini se sarà quella ultima a spuntarla dovrà esser digerita con tanto di alka-seltzer, non potrà però che produrre un sano rutto liberatorio nelle prossime e ormai quasi scontate elezioni. Perchè non c’è una figura che impedirà a Berlusconi di sfruttare l’onda e surfare verso la possibilità di un nuovo ed ennesimo suo governo, naturalmente passando dal semplice rovesciamento di frittata che questa questa legge elettorale produrrebbe se si andasse ad elezioni senza modificarla.

Non avrei mai pensato di trovarmi d’accordo con Renzi, che reputo da sempre inadattato ad una rappresentanza istituzionale che vada al di là della regione Toscana. Però il parere che ha espresso sulla candidatura di Marini e sul fatto che è una “scelta contro gli elettori italiani” mi ha trovato d’accordo, non solo Marini non è un uomo “nuovo”, anche se per il Presidente della Repubblica non è necessario, ma è quanto di più vicino all’ancient regime si possa pensare. Lui è qualcosa di prima della prima Repubblica: dal cattolicesimo stucchevole al sindacalismo volto ai particolarismi.

Ieri sono rimasta scioccata da come il partito che ho votato fosse così scollato dalla realtà della sua stessa base, fuori dalla riunione dei Grandi Elettori la protesta dei militanti e dentro il caos dei votanti, il tutto avvolto dalla irrealtà delle frasi pronunciate da Bersani: “Marini è un uomo scelto dal popolo”. No Bersani, Marini non è scelto dal popolo anche perchè manco alle elezioni del suo stesso popolo abruzzese l’hanno scelto.

Se si è passati da un “con Berlusconi mai” a un “Berlusconi dimmi tu che io faccio” non mi pare giusto che si faccia fare a Grillo la figura del sano di mente, di quello che propone il nome giusto.

Grillo ha trovato il modo di dividere il Pd e portarsi via SEL nella scelta del nome del Presidente della Repubblica ma alle prossime elezioni si porterà via gli elettori e tornerà di gran carriera al Parlamento.

In tutto questo io non vedo il tanto sbandierato “senso di responsabilità”.

Puparo in streaming.

Lo streaming di ieri è stato l’ultima patetica dimostrazione di quanto sia poco democratico il M5S, e non lo dico in maniera polemica ma come asserzione di ciò che lo stesso atto di andare in streaming sottintendeva: non mi fido di ciò che gli eletti 5 stelle dicono in mia assenza.

Come il puparo, curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolare riusciva a dare suggestioni, ardore e pathos alle scene epiche rappresentate. (da Wikipedia, Opera dei Pupi). Così Grillo ha trasformato per l’ennesima volta la dialettica politica in una farsa, l’ennesimo palcoscenico.

Non riesco a capire fino a quale tolleranza possa arrivare l’elettorato 5stelle, non credo che gli elettori del PDL o del PD e di tutte le altre forze politiche abbiano meno fiducia nei loro leader se questi non vanno in mondo visione quando vanno a perorare la causa per cui sono stati eletti.

C’è una contraddizione in termini nel comportamento di questa nuova forza e cioè la mancanza di fiducia che è alla base stessa del farsi eleggere. E’ vero che le riunioni non sono assistite dallo Spirito Santo come in conclave e che spesso abbiamo visto malaffare e maneggio spudorato, ma quello che accade ora è il totale ribaltamento l’assenza anche minima di fiducia e stima tra eletto ed elettore.

Il devo sapere sempre dove sei e cosa fai, dove mangi e con chi parli è l’altra faccia del dispotismo, solo mascherato da trasparenza. Sopratutto se è farcito da un linguaggio triviale e volto solo all’offesa del proprio avversario.

E non aiuta il comportamento di chi parla di “politica a bassa intensità” perché non esiste la corrente alternata nella politica e non si può pensare che uno sia poco politico e un altro tanto politico, qual’è il metro, la misura se non l’elezione stessa? Questo andare al ribasso con tutto non può non portare ad una dittatura dell’immagine “lowche bassa non è, che è solo povera non morigerata. Il voler a tutti i costi diminuire tutto ciò che è immagine rischia di acuire ancora di più la lotta sociale e di quella frangia estrema di antagonismo che vede nel benessere altrui il proprio malessere.

I tagli vanno fatti per il bene comune, dove si deve e in maniera organica, farli singolarmente se all’inizio danno un’idea di bontà e morigeratezza personale portano anche a riflessioni sbagliate su quello che dovrebbe essere la normale tendenza di chiunque: la ricerca del benessere personale e di chi lo circonda.

Non ci serve decrescere ma semmai crescere responsabilmente, limare la disparità non sentirsi in colpa o venir cacciati perché si è bevuto un caffè in un bar di lusso. L’esempio sulle cose importanti, il ragionamento sui bisogni di tutti fa la differenza.

La credibilità si acquista con la presa di coscienza e responsabilità del proprio ruolo, dell’esserci nel tempo della storia quando questa si compie non a stare ad aspettare che tutto evolva in catastrofe per poi nutrirsi dell’angoscia della gente per metter su un altro spettacolo. Un’altra campagna elettorale.

Consultazioni varie.

In questi giorni c’è chi cerca sponde forse perché sta affogando, chi porta fuori carte per giochi di magia. E chi prova a scardinare porte immaginarie perché si ritiene un ribelle costruttivo e chi corteggia amanti reticenti che dicono no ai rami d’ulivo guardando il cielo stellato.

Sono iniziate le consultazioni davanti al Presidente della Repubblica per la creazione del nuovo governo.

Qualcuno dei cinque stelle è così giovane che deve aver pensato di aver ricevuto la convocazione a scuola per i colloqui trimestrali, e ha deciso di farsi accompagnare dai genitori. Perché non capisco quale altro motivo per farsi accompagnare alle consultazioni da Grillo. E non capisco neanche come faccia un eletto del Parlamento a non sentirsi insultato da frasi del tipo “vengo io per difendervi dalla vostra ingenuità” a salvarvi dalla macchina del Sistema. Forse il nostro Presidente possiede poteri medianici capaci di indebolire la mente e lo spirito. Possibile che da parte di un capo movimento ci sia così poca stima per i suoi parlamentari da porre veti su dove andare e come andarci, su chi frequentare, su cosa dire e con chi parlare? Siamo al limite della coercizione personale.

Non è molto democratico né tanto meno lecito che un personaggio esterno al Parlamento detti il comportamento personale di senatori e deputati che dovrebbero in teoria decidere su questioni che incidono sulla nostra vita quotidiana.

Ma torniamo alle consultazioni, Berlusconi ha parlato di “teatrino tragico”, non so però cosa sia più tragico vedere i suoi che occupano la scalinata del tribunale di Milano o vedere Maroni trascinato per la mano dal Pdl di fronte a Napolitano, come quando ti portano a baciare una zia baffuta e speri che questa non ti pungerà il viso.

Un tempo le consultazioni erano un momento meno tragico e capisco che il Partito Democratico abbia perso tutto il peso politico che votandolo volevamo dargli. E che ora sia quasi impossibile mettere su un governo. Difficile dire cosa ne verrà fuori e quali meccanismi aiuteranno il Presidente a trovare la quadra o di questi tempi la stella.

Ci sono però degli atti costituzionali imprescindibili e anche il M5S dovrà capirli non solo seguirli, ma questa è un’altra storia…….

 

 

Il sorriso del cambiamento.

Oggi ho visto un uomo sorridere, ridere di gusto e stringere mani con affabilità inusuale se si pensa che quest’uomo è il Papa. Non più solo un personaggio da ricordino, non più quella figura austera e lontana a cui ci aveva abituato Benedetto XVI, ma solo un uomo che saluta altri uomini. Quasi un amico che saluta altri amici, suoi stessi pari. Un cardinale tra i cardinale. Seppur principe della Chiesa ora divenuto re mi è sembrato di scorgere qualcosa di nuovo in quel sorriso, nell’accettare di scendere dal trono e accogliere nelle sue mani quelle di coloro che lo hanno votato, anche quelle dei suoi stessi avversari.

Chissà se sono maturi i tempi per una nuova Chiesa, non mi illudo che i cambiamenti possano essere così decisivi e incisivi nella società moderna, ma spero almeno che una brezza fresca e leggera porti via il tanfo di tanti scandali e malversazioni.

Spero che Papa Francesco I riuscirà a spogliarsi delle vesti e riportare la Chiesa tra le strade. E da gesuita e servo di Gesù riproporne un’imitazione più pura e anche più attuale, più conforme a una Chiesa del Mondo e non solo della Curia romana.

Con la fiducia e la speranza laica che anche la Chiesa accolga e capisca i temi della quotidiana modernità, mi godo il sorriso che tanto oggi mi ha scaldato il cuore.

Buon lavoro Sua Santità!

papa

Presentazioni stellari.

Salve, sono Arya,  so cucinare  la lasagna al microonde.

Vorrei occuparmi della fame nel mondo, ma anche di istruzione visto che ho letto il manuale del microonde online.

Il grande bluff del movimento che ci si è presentato davanti si sta rivelando.

È stato strategico far urlare uno solo e far parlare due persone in croce alle manifestazioni, così si è potuta mascherare la pochezza di ciò che c’era dietro. La non competenza nel proprio lavoro di eletti e la mancanza di conoscenza dei problemi politici è saltata fuori in un balzo che ha raggiunto il soffitto della grigia sala dove si sono riuniti.

C’è chi ci ride sopra e fa notare la pochezza del luogo e del modo dove si sono riuniti, ma comincio a capire anche questo genere di strategia. Il “vogliamo essere individuati come poveri” come quelli che non mangiano i soldi altrui è portata all’ennesima potenza per mascherare poi il fatto che non tutti i soldi a loro affidati verranno resi alla Stato, si tratta di uno sconto di circa 2500 euro nei confronti dei rimborsi agli altri partiti.

Grillo, infatti, spiega che “l’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili” e che “il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato)”. Ma si aggiunge: “I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Praticamente, il grosso della torta.( dal fatto quotidiano)

Un grosso interrogativo si pone analizzando il Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento in quanto, cito: Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall’Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili”. La costituzione di due “gruppi di comunicazione”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo. La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento. E’ quindi necessaria l’assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento. (da Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento)

Quindi in fondo gran parte del denaro verrà gestita da una o al massimo due persone, con un idea di gestione professionale del denaro che non so quanto si discosterà di molto da una “gestione professionale/finanziaria” di vecchio stampo così denigrata da questo movimento. E magari dovranno anche assoldare uno di quei strani personaggi che loro tanto odiano e che noi chiamiamo semplicemente commercialisti. Se non decideranno di costruire un deposito, alla zio Paperone, sulle colline genovesi per tenere i soldi e magari farci qualche tuffo, saranno pure costretti ad andare in banca e li i soldi depositati rischieranno di produrre interessi, che rischieranno di essere investiti  in BOT o CCT. Lo stesso debito pubblico che vogliono annullare e non pagare.

C’è tanta nebbia da dissipare tanto da capire.

Un uomo solo al comando di tanti che ripetono il suo mantra… brividi.