Ci sono idee, emozioni e reazioni che prima di venir espresse vanno fatte decantare. Devono trovare uno spazio che impedisca loro di fare il botto. Premesso questo vi racconterò cosa mi è accaduto un mese fa. Io non conoscevo Milano ed avevo tanta voglia di vederla e l’occasione è venuta con il Salone del Libro Usato. E qui l’emozione risorge in me, tutto avrei pensato tranne di trovare una città, o per lo meno una parte di essa, quasi del tutto impreparata ad accogliere un disabile in SaR.
Proverò a raccontarvela così.
In una fredda mattina di dicembre arrivammo alla stazione ferroviaria centrale in quel di Milano, scintillante di luci di Natale. Fiduciosi ci recammo all’uscita al fine di trovare l’accesso alla metro al fine di arrivare velocemente alla fiera, dal mio compagno tanto attesa. Faticammo a trovar l’accesso al sottosuolo e non pochi ci avvertirono che faticoso sarebbe stato il nostro viaggio.
Ma noi non credemmo a tali Cassandre. Troppo grande e blasonata era nel nostro animo la città di Milano, per non accogliere anche me pellegrina in Sedia a Rotelle. E seppur la città non fosse sconosciuta al mio compagno, che per anni vi aveva lavorato, lui come penso tanti altri all’accesso disabili non aveva mai badato. Ed è questo che spesso ci sfugge, il non notare ciò che non ci urge.
Scesi nel sottosuolo il nostro viaggio si fece difficile, non insegne di ascensori che portassero ai treni e di accessi disabili. Ci fecero girar per parecchio, tanto che presa da un moto d’angoscia e, lasciata la sedia, intrapresi con immane fatica la discesa delle scale.
Davanti mi si parò un solerte addetto che sorpreso e dispiaciuto mi spiegò che il montacarichi non era ben segnalato, un sorriso ci strappò, consolatorio ci parve l’avviso, solo una distrazione ne era la causa. Pensammo fosse finita la nostra faticosa avventura. Ma il nostro peregrinare si fece più arduo, per brevità vi dirò quel poco che mi fece i nervi saltare.
Treni senza agganci predisposti, affollati, montacarichi da utilizzare senza operatore (o con bontà di operatore, ne trovammo di molti disponibili e comprensivi. Di un determinato e gentile ascensorista un giorno vi parlerò, che con un pugno ben assestato ai comandi l’ascensore aggiustò). E non tutte le stazioni con montacarichi funzionante.
Dopo più di un’ora di girovagar tornammo a riveder il sole e l’aria di città, purtroppo solo una stazione prima di quella a noi necessaria, perché l’unica disponibile a portar su noi e la mia carrozzina. Un chilometro di cammino e finalmente la fiera.
Il ritorno… ben più lungo quanto in tempo, su di un autobus senza salita disabili. Un’arrampicata, ma stavolta con il sollievo di non dover far che una sola discesa di fronte alla stazione, per riprendere quel treno affollato che verso casa, con licenza poetica, ci ha riportato.
Cosa mi resta di una seppur bella giornata in una Milano di traffico bloccato, una sensazione di aver girovagato per il sottosuolo intricato e il fastidio provato. Di non poter entrare ed uscire da sola, in autonomia come dovrebbe essere un servizio pubblico, un trasporto pubblico. Dover chiedere se in tale stazione possa risalire, se in un’altra scendere, non è l’idea che ho di mobilità sostenibile. Come non lo è dover aspettare un autobus “adatto”.
Grandi città dovrebbero fare grandi sforzi per aiutare tutti a “vivere la città”. E per Milano, così grande con l’Expo all’orizzonte, dovrebbe essere qualcosa su cui riflettere.

[...] Una giornata di ordinaria disabilità. Ci sono idee, emozioni e reazioni che prima di venir espresse vanno fatte decantare. Devono trovare uno spazio che impedisca loro di fare il botto. Premesso questo vi racconterò cosa mi è accaduto un mese fa. Io non conoscevo Milano ed avevo tanta voglia di vederla e l’occasione è venuta con il Salone del Libro Usato. E qui l’emozione risorge in me, tutto avrei pensato tranne di trovare una città, o per lo meno una parte di essa, quasi del tutto impreparata ad accogliere un disabile in SaR. [...]
Ciao e scusa se ho fatto il link senza avvisarti prima… il tuo racconto mi è sembrato così “bello*” da meritare un lancio anche da me… senza commenti perché ci sarebbe troppo da dire e tutto sarebbe superfluo di fronte ad un racconto che già dice tutto. posso solo dire, in tutta sincerità, che avevo un altra idea di Milano e della sua accessibilità.
*bello, perché ci vuole bellezza dentro per poter scrivere e raccontare quest’esperienza come hai fatto tu.
Don’t worry, mi ha fatto piacere che in altri potessero leggere la mia avventura. Credimi anche noi pensavamo a Milano come una super città a misura di disabile, ma purtroppo non è così ed abbiamo capito che anche quelli che devono dirti “qui non riesci a passare con le tue ruote” sono imbarazzati. Il problema sta nel capire quando questo imbarazzo diventerà azione. Speriamo presto…. Per la prossima visita alla Madonnina ci organizzeremo diversamente.