Il calcio ci ha abituato ad ogni tipo di scandali: partite truccate, arbitri venduti e situazioni più o meno lecite e discutibili che ci hanno fatto urlare allo scandalo.
Ma la situazione che stavolta mi ha colpito e amareggiato è tutt’altra cosa. Mi domando può il senso stesso di Squadra soccombere al dio denaro, a tal punto di portare un membro della stessa a drogare i propri compagni?
Perché qui non si tratta di incassare una mazzetta, atto deplorevole e ignobile, ma proprio di danneggiare fisicamente un altro giocatore.
Voglio spiegare meglio il mio sconcerto. Se in un gioco di squadra la fiducia tra i membri della stessa viene meno al punto che non si possa lasciar incustodita una borraccia con dell’acqua, cosa rimane del gioco stesso? Una squadra è per definizione un gruppo per il perseguimento di uno scopo, è la sintesi di ciò che l’uomo fa per la propria esistenza. La rappresentazione della necessità di vivere in una società. Ciò che non riesco a concepire l’atto stesso di mettere in pericolo la vita altrui al fine di raggiungere uno scopo non necessario alla propria soppravvivenza. Drogare, danneggiare un altro giocatore e poi permettere che questo torni a casa inconsapevole, con tutti i pericoli insiti nell’atto stesso, non è solo criminale ma proprio contrario all’idea stessa di chi poi si definisce un giocatore, uno che pratica lo sport a quei livelli e che ne è purtroppo rappresentante.
Adesso ci sarà chi mi darà dell’ingenua, con parole del tipo: è il mondo che va così, è tutto marcio, sono tutti venduti.
Ma se lo spirito dello sport dovesse venir meno, siamo certi che anche altri principi fondamentali non seguiranno a ruota?
In quest’Italia che non s’indigna mai, che sopporta l’insopportabile, questa mia piccola riflessione vuole porre solo porre una domanda semplice e chiara:
“quanto siamo ancora disposti a non indignarci per le cose che accadono, e che sono contrarie allo spirito con cui diciamo di riconoscerci tutti?”
Siamo abituati a rispondere a scandalo da perbenisti ma nei fatti pur sempre ci dimostriamo arrivisti e spregiudicati con chi intralcia il nostro cammino.
E oggi siamo un po’ tutti più poveri, abbiamo perso ancora un altro po’ di fiducia nel prossimo.
Sta a noi riprendercela.
«È la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda, e le cose cominciano ad accadere.»
(Muhammad Ali)


…immagino si possa definire l’atto di un disperato, altrimenti non capisco. Altrimenti fa orrore.
Ma su con la testa che forse il vento è cambiato! Forse non siamo così assuefatti, forse anche per noi italiani quando è troppo è troppo!
Per noi inguaribili ottimisti (cosa altro è chi non ci sta, ad una terapia, ad una proposta di legge lesiva dei diritti dell’individuo?) forse per noi è arrivato il momento di sentirci meno soli!
Besos grandi!
Cara Tasti, un po’ in ritardo la mia risposta
Comunque pare che il vento stia cambiando, anche se porta con se il fetore di chi ancora non si arrende.
un caro abbraccio e un bacione