Potremo dire che oggi è il 2 luglio dell’anno del Signore 2008, ma visto quello che sto per raccontare non so se questa data sia in sintonia temporale con la data attuale.
Voglio perciò fare una premessa: ci sono ricatti sociali che non hanno tempo e per cui lottare non è mai tempo perso e ci sono sfruttatori che possono cambiare modalità ma non perdono mai la voglia di arricchirsi e fare i loro piccoli e grandi imbrogli sfruttando l’ingenuità e la necessità degli altri.
La storia si svolge in uno dei paradisi della vacanze italiane, laddove il cemento si sta impadronendo delle coste, e dove una miriade di piccole ditte di edilizia sgomitano per costruire nidi-vacanza dove far alloggiare turisti per qualche settimana cercando di pelarli a dovere.
Ma la piccola ditta per sopravvivere in mezzo agli squali dei grandi consorzi e ai grandi appaltatori deve risparmiare e lo fa solo in un modo: abbattendo il costo del lavoro.
E allora accade che un giovane muratore, disoccupato o come si dice “alla giornata” accetti di mettersi a disposizione di una di queste piccole ditte, per andare “a lavorare con una busta paga”. Ma qui iniziano i problemi, in tre mesi vede arrivare solo acconti di quello che dovrebbe essere uno stipendio, e ottiene una busta paga ma non l’intero dei soldi. Poi iniziano le peregrinazioni, prima si inizia a lavorare in paese e anche se questa ditta paga poco comunque si rientra a casa a mangiare e a dormire.
Ma il contratto prevede delle trasferte, perché la ditta ha anche altri appalti, all’inizio viene assicurato che la trasferta sarà coperta da vitto e alloggio, e nessuno si oppone anzi si pensa di guadagnarci qualcosina in più. La prima trasferte vanno tutto sommato bene, il vitto non viene assicurato e questo giovane risolve chiedendo alla propria famiglia di spesarlo. L’alloggio è ricavato in un appartamento di proprietà della ditta, si sta scomodi ma un tetto c’è.
Ma parliamo di pochi giorni fa. Nuova trasferta, ora è estate e ogni singolo metro quadro che abbia un qualche riparo deve essere affittato ai turisti, il nostro muratore arriva al lavoro e lì scopre dove dovrà alloggiare la notte: il suo riparo “notturno” è stato ricavato in un manufatto ancora in costruzione, viene chiesto di adattarsi, di dormire magari per terra o su giacigli di fortuna. Servizi igienici scarsi e nessuna comodità, anche il mangiare manca. Ed allora che fare? E qui che mi duole ammettere che solo uno va via da quella situazione urlando a gran voce che “siamo uomini e lavoratori, non animali!”, si solo uno che si lascia dietro chi ha meno possibilità contrattuali di lui, di chi non ha una minestra calda che lo aspetta a casa ma è lui che la deve procurare alla propria famiglia. Lascia lì chi è costretto a lavorare senza misure minime di protezione e non può protestare, chi dopo un duro giorno di lavoro sotto il sole deve dormire in un letto di fortuna, perché non può permettersi di pagare qualcos’altro, non con quello che costa un appartamento nei luoghi dei turisti vip.
Chi magari dal tetto della costruzione può ammirare gli yacht degli emiri che soggiorneranno, coccolati da tutti i comfort, laddove lui ha dormito con solo una coperta di stelle.



Come darti torto, Arya? E’ una situazione tristissima quella dei lavoratori precari di oggi. E la si accetta, per quanto il termine non sia del tutto appropriato, solo per l’estrema necessità di guadagnare comunque qualcosa.
Un caro saluto.
princi